Educazione Civica
Nell’ambito del percorso previsto dal Progetto Legalità, abbiamo avuto diversi incontri, sia in presenza che online. In particolare, quattro sono stati i momenti principali: gli incontri online con Fiammetta Borsellino, figlia del giudice Paolo Borsellino e con Lucia Annibali, avvocata che ha subito un’aggressione, con l’intento di ucciderla, da parte di sicari mandati dal suo ex fidanzato; c’è stato poi un incontro in presenza con Lorenzo Sciacca ed Elisa Nicoletti sul tema della Giustizia riparativa e della mediazione penale e dei conflitti e, infine, un incontro online con la redazione di Ristretti Orizzonti, rivista del carcere di Padova.
Grazie a questi incontri, abbiamo avuto l’opportunità di affrontare, direttamente o indirettamente, il tema della giustizia e delle carceri in Italia.
Durante l’incontro con Lucia Annibali, è emersa la questione del carcere e della Giustizia riparativa. In particolare, le è stato chiesto quale fosse la sua opinione su questo tema e quale fosse il suo punto di vista riguardo al ruolo del carcere nella società.
Ci ha raccontato come, secondo lei, la gestione del caso e della successiva condanna siano state in parte ingiuste e di come ritenga che il verdetto abbia avuto una scarsa efficacia come sistema di rieducazione, svolgendo piuttosto una funzione prevalentemente punitiva e temporanea.
Invece grazie all’incontro con Lorenzo Sciacca, un ex rapinatore, abbiamo potuto sentire la sua storia, come è arrivato a fare certe scelte e cosa gli è costato decidere di fare una vita da latitante, fino al suo ultimo arresto dopo il quale ha avuto l’occasione di partecipare a degli incontri con “Ristretti Orizzonti”, nei quali ha trovato le condizioni per poter analizzare e prendere consapevolezza delle sue azioni passate, iniziando un percorso di miglioramento.
Nell’incontro con Ristretti Orizzonti, invece, abbiamo ascoltato le testimonianze di alcuni detenuti, che hanno raccontato la loro esperienza personale e successivamente hanno risposto alle domande poste dalle varie classi.
Attraverso i loro racconti, i detenuti hanno ripercorso gli errori commessi, spiegando le circostanze, le motivazioni e le scelte che li hanno portati a compiere determinate azioni. Durante l’incontro mi è sembrato che alcuni di loro volessero trasmetterci soprattutto una riflessione sul funzionamento del sistema carcerario italiano, evidenziando problemi che spesso ne limitano la funzione rieducativa e riparativa.
Dalle loro parole emerge l’idea che il carcere rischia talvolta di assumere prevalentemente una funzione punitiva, piuttosto che favorire il reinserimento sociale della persona detenuta. In alcuni casi, è sembrato quasi che il sistema tenda più a isolare il detenuto dalla società che a creare reali opportunità di cambiamento e reintegrazione.
Dopo i diversi incontri che abbiamo svolto, ascoltando sia i pareri di chi vive o ha vissuto all’interno di un istituto penale, sia quelli di chi è stato vittima di un reato, ho avuto la possibilità di comprendere meglio il funzionamento del sistema penale italiano.
Mi sembra che uno dei principali problemi legati al sistema carcerario riguardi il modo in cui la società concepisce la giustizia e gli aspetti su cui si concentra maggiormente. Di fronte a un atto ingiusto, spesso si tende ad attribuire la colpa esclusivamente alla persona che lo ha commesso, in modo accusatorio e difficilmente modificabile, senza interrogarsi su possibili percorsi di riparazione del danno causato. Una volta identificato il colpevole, l’attenzione si sposta soprattutto sulla punizione dell’atto commesso, piuttosto che sulla ricerca di un percorso orientato alla riparazione, alla responsabilizzazione e alla prevenzione di futuri errori. In questo modo, la giustizia rischia di essere vista come un fine in sé, anziché come uno strumento per favorire un reale cambiamento.